|
STORIA PARROCCHIA DI S. PAOLO APOSTOLO
Pedergnaga (in dial. Pédèrgnaga). Paese posto a m. 75 s.l.m. confinante con Scarpizzolo, Cremezzano, Oriano,
Motella, a Km. 25,8 da Brescia in direzione Sud.
Pedergnaga, passata anch’essa sotto l’influsso romano, ne trarrebbe forse il nome, da una famiglia Petronius.
Perplessità invece ne dimostra lo storico Ottavio Rossi, che vuole farlo discendere, tra storia e leggenda, da un certo
Petronace, monaco che avrebbe fondato in queste terre, un cenacolo distrutto poi dagli Ungari, ed in seguito fin
dai primi anni del sec. VIII, restauratore e Abate del monastero benedettino di Montecassino.
Il nostro convento era dedicato a Sant’Andrea, dove furono conservate le reliquie del santo, portate in seguito,
dopo la distruzione, in San Faustino. Ricercate nel 1915, da don C. Bonini, furono traslatate nel 1967,
su interessamento del parroco don E. Verzeletti nella nuova parrocchiale di San Paolo.
Nei tempi oscuri del medioevo, si sa che ecclesiasticamente Pedergnaga apparteneva alla Pieve d’Oriano,
e di conseguenza ai Martinengo, anche se nel sec. XV essa s’era già costituita in una vicinia o comune,
con la propria parrocchia, reclamando così la sua indipendenza. Lotta questa, fra le due borgate,
divise solo da un via campestre e da una roggia, che durerà fino al secolo scorso, e che per la gente di una certa età
è ancora entità di campanilismo, dovuta, come spiega Guerini, al fatto che Oriano sarebbe appartenuto al vescovo
di Brescia, mentre Pedergnaga sarebbe gravitato su quelli del Monastero di S. Faustino.
Nel 1300 Ottonello Martinengo fece una donazione a Pedergnaga, così da costituire un collegio di quattro canonici
che facevano capo alla chiesa dei SS. Nazzario e Celso in città, mentre nel 1391, in epoca viscontea,
sotto Gian Galeazzo, i Sala, oltre alla famiglia dei Foresti, reclamavano diritti su queste terre.
Essi furono liquidati dai Martinengo con una somma di 1500 fiorini d’oro, così da restare padroni indisturbati.
Dal sec. XIV, la fertilità della terra e la buona gestione, avevano fissato il paese in un positivo quadro sociale.
Passata nel 1426 sotto Venezia, ne seguirà le varie peripezie storiche. Nel 1442 Borgnino di Pedergnaga fu nominato
rappresentante del territorio, presso le autorità venete, per impedire il trasferimento dei benestanti,
dalla campagna alla città, transumanza questa che avrebbe impoverito ulteriormente le fasce rurali.
Nel 1450 una certa Antoniola fu coinvolta in fatti di stregoneria. Il 1517 vedeva i Maggi proprietari
di 190 piò in queste terre, che s’inglobarono ai Martinengo, grazie al matrimonio fra Teodora Maggi
e Scipione Martinego Colleoni. Fra compravendite, eredità e vari lasciti, agli inizi del ‘600, quasi tutte le terre,
oltre al castello, appartenevano agli Averoldi, (perché la moglie di Scipione Martinengo, era Paola Averoldi),
ed ai nob. Marchi, le cui terre erano gestite dai fittavoli Lombardi, Moretti e Farina, come ne scrive
il Da Lezze nel 1609.
Oltre alla peste del 1630, in seguito la comunità non ebbe fatti di gran rilievo. Si annota la costruzione,
per disposizione Napoleonica, del cimitero (1811), l’ampliamento della chiesa
tra il 1848-1850. Nel 1859 il paese vide il passaggio delle truppe austriache, in ritirata, inseguite
dai franco-piemontesi dopo Magenta. Nel 1885 per iniziativa del parroco don Camisani, era fondata
la Società Cattolica del Mutuo Soccorso che contava 71 iscritti nel 1904. Sempre in quegl’anni,
in collaborazione con il Sindaco Angelo Bonini, erano costruiti i bagni pubblici, per sobbarcare
il problema dei pellagrosi. Il Sindaco Fè nel 1892 dota il paese d’illuminazione pubblica,
oltre a partecipare alla costruzione del nuovo campanile (1893), dell’asilo infantile
(grazie alla donazione Gualandris, 1904), ed al rifacimento del nuovo cimitero, nel 1908.
Anche qui come, nel vicino Oriano, in campo politico e sindacale prevalsero i cattolici,
tanto da ritenere Pedergnaga roccaforte del cattolicesimo. Zoccolo duro persistente anche durante il fascismo,
che ne lamentava le proteste formali e informali, come ad esempio nel 1923, quando la banda comunale,
si rifiutava di suonare, negli appuntamenti pubblici l’inno fascista: “Giovinezza”. Il paese, unitosi nel 1927,
come citato nel paragrafo precedente, affronterà il secondo conflitto mondiale, donando un gran numero di giovani,
sui vari fronti. In paese invece, si pagò il suo dazio di sangue, nei giorni successivi al 25 aprile 1945,
con l’uccisione dell’ignaro Francesco Pari a Scarpizzolo, durante uno scontro fra partigiani locali
e una colonna di SS, in ritirata, della farmacista Guglia Apollonio ad Oriano, oltre al partigiano
Agiolino Franzelli (in vedetta) presso la Cascina Badiola sulla Quinzanese, e di vari ferimenti.
Con l’inizio della cercata autonomia ecllesiastica, si registra che a reggere la parrocchia di Pedergnaga,
fu come primo prete un certo don Filippo, morto nel 1378 e succeduto quattro anni dopo da Pasino Pasini.
Nel 1450 era la volta di Francesco Solazio, pubblico notaio, che ne traeva i benefici ma
non esercita la cura delle anime.Al passaggio del vescovo Bollani nel 1565, anche qui come nel vicino Oriano,
egli non trova indigenti, verso l’insegnamento cristiano, fa fare delle modifiche alla chiesa,
e consta che si è gia formata la Confraternita del SS. Sacramento, la quale tre secoli dopo,
e dopo aver subito le spoliazioni Napoleoniche, conta ancora un buon numero d’adepti, quaranta nel 1814
e cinquanta nel 1848. Nel 1870 va formandosi il Terz’ordine Francescano, seguito, nel 1882, grazie al
lungimirante don Gabriele Camisani (1881-1919), dalla Compagnia di San Luigi, cui fecero seguito le attività oratoriliali.
Idea da egli lanciata, con l’uso frutto di un orto. Vi gravitarono in seguito la biblioteca popolare (1888),
la fanfara che divenne poi la banda musicale (1889), un gruppo filodrammatico ambulante,
che nel 1897 diverrà stabile grazie alla costruzione di un salone teatro, oltre alla formazione
della scuola di canto (1910), e l’accentuazione del piccolo clero. Sempre Camisani nel 1911,
vicino al già attivo oratorio, fece costruire una cappella, con una piccola torre,
da cui il suono argentino delle campanelle, richiamava a sé i pargoli. Era adornata all’interno delle statue
dei Santi protettori della gioventù. Se a Don Camisani fece capo l’oratorio maschile, mecenati di quello femminile
furono le sorelle Filippini, le quali aprirono la loro casa. Solo ai primi del ‘900 sarà acquistata
la casa Baviera-Spalenza, che dal 1904 diventerà l’asilo infantile, gestito dalle Suore Apostole del Sacro Cuore.
Sarà quindi anche oratorio femminile, e scuola di lavoro.
Gran devozione, oltre ai festeggiamenti, che fino a qualche decennio fa coloravano la borgata, era la festa
della Santa Croce, la cui reliquia fu portata da Genova da don Giovanni Camisani, (curato di Pedergnaga
e parroco dal 1919-1928, dopo la morte dello zio Gabriele), ed il giorno dopo con l’adorazione della Madonna
del Rosario, affiancata ai SS. Zenone e compagni, le cui reliquie furono portate da Roma da fra
Benedetto Guidotti nel 1585. Sulla scia del lavoro intrapreso dai Camisani, oltre ad essere faro per numerose vocazioni,
fra cui quelle illustri di fra Tommaso Pasini e don Cesare Bonini, ci fu don Mabizanetti (1929-1953),
che negli anni difficili della guerra riuscì a mantenere ed a migliorare le strutture già esistenti,
oltre a dotare la parrocchia di un locale per il curato.
A succedere a don Mabizanetti, arrivo don Serafino Iottini (1953-1963); attivo e pieno di frutti fu anche
il suo parrocchiato. Egli promosse le missioni popolari, abbellì con decorazioni la chiesa, finì i lavori strutturali
degli stabili dell’oratorio, donò a Pedergnaga il campo di calcio, di cui lui era un grand’appassionato,
tanto da ritardare le funzioni, per seguire una partita.
La chiesa di Santa Maria Nascente è molto vecchia, visto che Ottonello Martinengo come sopra citato,
nel 1300 lasciava alla sua morte 100 denari imperiali, per un palio per l’altare Maggiore.
Nel XVI secolo verrà ricostruita, perché troppo piccola, nonché fatta segno di modifiche dopo la visita
del vescovo Bollani, ed arricchita da don Beltrami nel 1616, con una pala, forse dipinta dal Gandino,
che restaurata nel 1994 è esposta nella parrocchiale di S. Paolo. Negl’anni a seguire fino al 1850,
quando la chiesa fu nuovamente ampliata e portata a tre navate, si ebbero lavori di rifacimento
e arredamento della sagrestia (1710-11), restauro (1750) e modifica (1820) dell’organo,
doratura della cantoria (1767-68), nuovo concerto di campane (1829). In essa, come si può ancora vedere oggi giorno,
ci sono cinque altari: il Maggiore, del SS. Sacramento, della Madonna del Rosario, del Crocefisso, di S. Zenone.
Nel 1922 la pala seicentesca fu sostituita, con un’opera del Tormene, l’anno successivo la facciata fu abbellita
con cinque statue di cemento, opera del Righetti. Vicino alla chiesa di S.M. Nascente si erge la chiesetta di S. Carlo,
eretta nel 1630 in onore del Borromeo dopo la peste. Essa era adiacente al vecchio cimitero spostato nel 1811.
Indietro
Indice
Avanti
|