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STORIA PARROCCHIA DI S. PAOLO APOSTOLO
Oriano (in dial. Orià). Borgata posta a m. 76 s.l.m. confinante con Scarpizzolo, Cremezzano, Pedergnaga,
Padernello, Motella, a Km. 26 da Brescia in direzione Sud.
Il nome è da identificarsi fra due opzioni; c’è chi afferma che possa derivare dal celtico “Urus” bue selvatico
o bisonte preistorico, ed invece chi, dal nome Aurelius=Aurelianus, casata romana già comparsa in molte lapidi
ritrovate nella bassa. Nel sec. XII e XIII è Orianis mentre nel XV diventa Orianum.
Il Cristianesimo sembra vi sia insediato fin dal sec. V con la pieve, dedicata a S. Maria Assunta, che abbracciava
un territorio scarsamente abitato e ricco di selve e foreste.
Dal 969, queste proprietà sono assegnate da Ottone I a Tebaldo Martinengo, (anche se si nutrono dubbi sulla veridicità
del diploma d’assegnazione). Sta di fatto che i Martinengo già dal XII sec. ne usufruiscono di tutti i diritti;
n’è la prova più sicura l’investitura feudale di Pietro e Lanfranco Martinengo del 2 maggio 1158. Egemonia questa
che durò per circa sette secoli, fino a quando nel 1818 l’Austria, non le riconobbe più, il titolo di signori d’Oriano,
e alla morte di Girolamo Silvio II Martinengo di Padernello o della Fabbrica, avvenuta nel 1834, tutta l’eredità passò
ai conti Salvadego.
Figura di spicco nell’Ottocento fu sicuramente il parroco don Primo Cavalli, che seppe gestire i grandi problemi che
assillavano la borgata in quel periodo, quali la povertà incalzante, che arginò istituendo e dirigendo opere pie come:
L’Amministrazione di Beneficenza, che assunse in seguito il nome di Congregazione di Carità (1856).
Essa gestiva anche il Monte del Grano. Egli espleta la sua carità nell’epidemia di colera del 1836 e 1855,
oltre che nel 1871, quando istituì un “stabilimento balneare” per i poveri pellagrosi. Seppe districarsi,
con diplomazia, nelle pressioni austriache, che controllavano il territorio, oltre a dirigere
la già ben avviata scuola maschile e femminile.
In campo politico e amministrativo, agli inizi del sec. XX, si equilibrarono i moderati e gli zanardelliani,
ed in alternativa ai liberali in campo sindacale ci fu una vampata socialista, battuta in seguito dai cattolici,
che facevano capo a Faustino Monteverdi, il quale nel 1922 subì le percosse dei fascisti. Dal 1927 con R. D.
Oriano era aggregato a Pedergnaga, costituendo il Comune di Pedergnaga-Oriano.
La pieve, nata nel sec. V, andò lentamente decadendo, a partire dal sec. XIV, quando via via le chiese unite
incominciarono a rendersi autonome da essa, anche se nel 1583 la chiesa di Pedergnaga ne risultava ancora succursale,
e inizia proprio in quell’anno una disputa con la pieve, la quale consegnava l’olio e l’acqua santa nel sabato Santo
in cambio di ceri pasquali. Tale disputa, dopo anni di controversie, nel 1597 fu vinta dalla pieve, alla quale
fu riconosciuto il diritto derivato da: “antiqua e antiquissima consuetudo”.
Durante la visita pastorale del vescovo Bollani (1565), si annotava che la vita religiosa era di buon tono,
non vi erano concubini, adulteri o matrimoni irregolari, bestemmiatori, eretici e usurai. San Carlo al suo passaggio,
nel 1580, richiamava a risiedere in Oriano il Parroco, negando al Collegio dei Gesuiti, i loro vantati diritti
sul ricco beneficio parrocchiale.
Alla disordinata amministrazione parrocchiale riscontrata nel 1595, dopo l’illegale occupa- zione, di terre
da parte di Domenico Cossettis, corrisposero, nel 1596, ripetute contestazioni da parte dei parroci di Pedergnaga
e Cremezzano, obbligati, il Sabato Santo a partecipare alle funzioni in pieve, contestazioni che si risolveranno
solo un secolo dopo, nel 1691, che per esentarsi a tale dovere dovranno versare un corrispettivo in cera.
Nel 1621 don Bartolomeo Bigolotti de Vaccheris, portò ad un ordinamento del costo degli affitti e delle ore d’acqua
d’irrigazione, i cui fittavoli dovevano versare alla pieve, in denaro o in natura, oltre alle suppellettili
e gli arredi sacri che adornavano la chiesa. Documento questo firmato da tre notabili residenti in Oriano.
Per decenni si succedettero diversi parroci, senza che la parrocchia avesse una regolare direzione,
così che l’inventario del 1714 denuncia un patrimonio, scarso di paramenti, anche se le entrate del beneficio
erano redditizie come dimostrato da un catasto del 1759, dove i proventi annui erano dati da: 50 carri di fieno,
40 somme di frumento, 10 di segale, 15 di linosa e 90 pesi di lino. Grazie a proventi, nei primi anni del secolo
vide la costruzione della nuova parrocchiale, che è giunta fino ai giorni nostri. Essa resterà solo benedetta
e non consacrata per circa duecento anni, come puntualizza nel 1898, don Carlo Nicoli in una relazione
al Vescovo G. Corna Pellegrini, prossimo ad intraprendere la visita pastorale. La chiesa di Santa Maria Assunta,
che sostituiva la precedente, nata circa nel sec. XV, e consacrata il 22 ottobre 1498, è composta di una sola navata,
con cinque altari: il maggiore, quello del SS. Sacramento, (dove vi fu posta la tela dell’Ultima Cena eseguita
dal Gandino e datata 1593), dell’Immacolata Concezione, del Santo Rosario e di San Carlo. In essa vi è anche
un organo dalla ditta Serassi di Bergamo che andò a sostituire il primo, costruito dal Bolognini.
Ancora una volta, nel 1791, il vescovo Nani non poté far a meno di lodare questa comunità per l’assidua e
buon’educazione religiosa, guidata dai sacerdoti che in questi anni arrivarono fino a cinque, e dall’intervento
dei frati Capuccini del convento di Verolanuova. Attive furono pure le Confraternite, del SS Sacramento,
del Santo Rosario e la Disciplina di San Rocco, che nel 1621 erigeva una tomba nella chiesa plebana,
e dal 1577 aveva costruito una chiesetta dedicata, al Santo, forse per un voto fatto a causa della peste.
La chiesa di S. Rocco nel 1791 passò da sede dei Disciplini, che si erano disciolti,
alla Confraternita del SS. Sacramento.
Altro segno di devozione per gli Orianini, oltre alla chiesetta di S. Giuseppe, attigua alla parrocchiale,
furono le Reliquie. Un frate Cappuccino, G. Romano, portò in Oriano i resti e un’ampolla con il sangue
di S. Artemio (1650), alla quale si aggiunsero da parte di un’Agostiniano, quelle di SS. Magno,
Tranquillo e Demetrio (1675-78), mentre il vescovo Allegris donò i Sacri resti di SS. Ignazio di Loyola,
Francesco Saverio e Luigi Gonzaga, (1744).
Anche per tutto l’Ottocento, questo spirito fu conservato; nel 1880 la comunità fece ancora un passo avanti,
quando un Podestani, donò un edificio per accogliere le Madri Canossiane. Esse aprirono l’oratorio femminile,
organizzarono esercizi spirituali, l’attività missionaria ed iniziative per il tempo libero, fra le quali
la filodrammatica e la schola cantorum. Ai primi del ‘900, oltre alle confraternite già esistenti,
si andavano formando la Compagnia di Sant’Angela, quella di S. Luigi e le figlie di Maria.
Nel 1921 la vita religiosa per la volontà di don Zentili si arricchiva della Congregazione
del Terz’Ordine Francescano, che dai 90 iscritti alla nascita, nel 1934 ne contava solo 30;
già però si era messa in moto l’Azione Cattolica, e fiorente si espandeva l’associazione Figlie di Maria,
oltre alla Scuola di Magistero catechistico, che reclutava 90 ragazzi.
Se l’oratorio femminile faceva capo alle Madri Canossiane, quello maschile, con dispiacere di don Bonali,
doveva usufruire di locali fortuiti. Ma la provvidenza ripaga il giusto, così che nel 1954, in seguito
ad una donazione di un cascinale da parte di Caterina Appolllonio, iniziano i lavori del nuovo oratorio.
La struttura, alla fine dei lavori, possiederà la Casa del giovane, aule catechistiche, locali per la ricreazione,
il campo sportivo e sarà usata per tutte le altre, numerose attività religiose.
Essa fu inaugurata il 20 settembre 1958 da Mons. G. Tredici, e resta, tuttora, dopo vari restauri ed adattamenti ai tempi,
l’oratorio di San Paolo.
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