Lettera natalizia agli sposi della diocesi di Brescia
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù.
(Mt 1,18-25)
Carissimi sposi,
Maria e Giuseppe vi accompagnino e vi illuminino in questo tempo natalizio.
Introduzione
A voi è stato dato un dono grande insieme ad una responsabilità piena di speranza: mostrare nella Chiesa e nel mondo l’amore di Dio che si fa piena comunione, fedeltà operosa e fecondità generosa.
Sono cosciente delle sfide di questo tempo e dei continui attacchi culturali alla relazione coniugale, alla vita e alla famiglia; non di meno, però, sono anche certo che la grazia del Signore, a voi donata in maniera sovrabbondante, è efficace e che Colui che ha iniziato in voi l’opera buona della santità la porterà a compimento, anche nelle personali debolezze e fragilità.
Oggi, in maniera particolare, è la vita degli sposi cristiani ad essere sotto attacco del maligno; attraverso questa breccia, poi, si viola la vita al suo sorgere e al suo terminare, scombussolando ovviamente tutta la famiglia.
D’altra parte, miei cari, il messaggio del Santo Natale, non passa forse attraverso queste coordinate di povertà, umane e sociali, culturali e politiche? La meraviglia di Dio, non avviene forse in un clima di completa avversione e sfiducia?
Allora a voi, sposi, scrivo questa breve lettera, come padre e pastore, vostro e delle vostre famiglie. Viviamo la Speranza che ci è stata donata e innalziamo lo sguardo: non abbiate paura, il Signore è l’Emmanuele, il Dio con noi!
Inizi con luci e ombre (Mt 1,18-25)
Una promessa che sembrava già cosa fatta; tutto lineare e facile, pronto per essere gestito dai due futuri sposi, senza timore di imprevisto alcuno. Giuseppe e Maria si fidano l’uno dell’altra e sono certi che la vita coniugale si svolgerà secondo il loro cliché.
Invece, ecco apparire l’imprevisto di Dio, attraverso una domanda dell’Angelo e una risposta affermativa di Maria: adesso il Figlio dell’Altissimo abita tra noi; nessuno lo può più negare, nascondere. Che fare?
Quante fatiche anche oggi per giungere al matrimonio nella maniera più adeguata. E spesso, poi, i legittimi sogni e desideri si infrangono sugli scogli della quotidianità, delle rigidità personali e di una società poco accogliente verso chi vive un amore onesto, gratuito, oblativo.
Molti giovani vivono un fidanzamento che non è vera e propria preparazione all’evento e alla vita nuziale, ma stile di vita stabile, senza né ancore né orizzonti. Altri, invece, confondono la vita coniugale con la mera convivenza; e quindi, si lasciano attrarre dall’illusione di questa, come migliore preparazione spesso proprio al matrimonio. Si denunciano tempi lunghi di decisione, forzati non poche volte da studi protratti per anni, avvio al lavoro stentato e situazione abitativa troppo onerosa. Certamente tutto questo incide pesantemente sul tempo che precede il matrimonio; tuttavia, per un uomo e una donna che si amano tanto da sposarsi, non devono diventare situazioni insormontabili. Sarà difficile, ma rimane possibile!
Tempi di maturazione
La coppia di Maria e Giuseppe ha tempi di maturazione diversi, rispetto a ciò che è successo e a come bisogna rispondere. Ma la reciproca volontà di amarsi totalmente, nel pieno affidamento al disegno divino, fa sì che i due si sposino e diventino genitori.
L’accoglienza di Maria è dimostrata dal suo concepire il figlio Gesù, mentre Giuseppe prenderà con sé la sua sposa e darà il nome al bambino divino.
La disponibilità e la dignità della Santa coppia di Nazareth certamente vi affascinano, infondendo in voi quella speranza che troppo spesso viene a mancare sulle mense delle case dei cristiani.
Non basta dire di volersi sposare, bisogna crescere insieme verso questa meta; e una volta raggiunta, camminare con passi vicini e solidali. Quel crescete e moltiplicatevi, che sta a fondamento di tutte le benedizioni nuziali e fa parte dell’intima natura umana, continua a risuonare nella storia concreta di ogni matrimonio, di ogni famiglia. Tra cristiani, poi, tutto questo diventa segno e strumento della grazia divina, della presenza di Cristo che salva, rivivendo la piena unione di Lui con la sua Chiesa.
Il contesto sociale e culturale spesso non comprende questo messaggio così alto; anzi, a volte, gli è addirittura avverso. Pensate agli evangelici momenti di non accoglienza della famigliola a Betlemme, della strage degli innocenti e della provvidenziale fuga in Egitto. Ma siete voi sposi a dover essere una cosa sola, nella buona e nella cattiva sorte. Solo così, la vostra casa sarà costruita sulla roccia e qualsiasi avversità, pur provandola, non la potrà mai abbattere, sconfiggere.
Insieme a tante conquiste e miglioramenti nello stile di vita relazionale, oggi vi si chiede di essere prestanti in tante cose, ma di non esagerare nel volervi bene. Infatti, siete pressati da più parti a lavorare entrambi, per molte ore giornaliere e per lunghi anni, ma non siete aiutati a vivere bene insieme, a trovare spazi di tranquillità vostri, a rinnovare l’unione con il perdono. Anche qui, so bene che è difficile; ma per il vostro bene comune, ricordatevi che Cristo ha vinto il male e la morte!
Vivere le proprie quotidiane responsabilità
Maria e Giuseppe hanno saputo rinnovare la fiducia tra di loro, aumentando la loro fede in Dio. Hanno compreso che amare vuol dire rispondere della vita dell’altra persona, proteggerla e averne cura. Per questo, sono stati disposti a fare lunghi viaggi, ad esiliare, a non essere accolti e compresi, per poi tornare nel tempo giusto ad una più tranquilla quotidianità, a Nazareth. E lì, la scuola dei piccoli passi, ha forgiato in unità l’intera famiglia, offrendo al figlio Gesù la possibilità di crescere in età, sapienza e grazia.
Giuseppe è presentato come operatore nella vita di ogni giorno, mentre Maria è colei che più custodisce passato e presente, per donare futuro a Gesù e, attraverso di Lui, a tutta l’umanità.
Carissimi sposi, la vita spesso vi porta per strade difficili; ma sappiate che Cristo ci è passato prima di voi. Lui l’innocente, è venuto proprio per noi peccatori. La sua fedeltà e il suo amore incondizionati sono la vostra ancora di salvezza: non temete!
Anche chi ha vissuto purtroppo il dramma di aborto o divorzio, sappia che le braccia del Padre celeste, nella Chiesa, sono sempre aperte con un abbraccio misericordioso. Il Signore è appassionato nel rincorrere ed attendere i figli, che più hanno bisogno del suo perdono.
Puntate al sodo, lasciando le tante cose o stili di vita che, magari in se stessi belli, vi fanno inciampare come sposi, come famiglia. Scegliete di aumentare nell’amore, approfondendo quella strada che insieme avete intrapreso nel giorno del matrimonio. E i vostri figli, naturali o accolti in affido-adozione, si sentano guidati in maniera decisa e amorevole allo stesso tempo. Generati una volta alla vita e alla fede, i figli vanno generati tutti i giorni nell’educazione e nella testimonianza.
Date loro un futuro di libertà, con passi di riconoscenza e sacrificio, vissuti nella pazienza di tutti i giorni.
Come Maria e Giuseppe, vi auguro di avere sempre un cuore aperto alle novità di Dio; un cuore generoso e veritiero, capace di profumare di paradiso le gioie e i dolori di questa vita terrena.
+ Luciano, vescovo
Clicca qui per il testo integrale |