
L’editrice Imago ha scelto di pubblicare il romanzo fra realtà e fantasia di Giuseppe Brognoli
SAN PAOLO - A tratti è difficile credere che questo romanzo, a metà tra storia e fantasia, sia uscito dalla penna di un ragazzo appena sedicenne. Eppure quando, tra l’ottobre 2005 e il marzo 2006, Giuseppe Brognoli ha scritto «Misere mani» aveva proprio sedici anni. Di anni, ad aprile, lo «scrittore di San Paolo», che frequenta l’ultimo anno del liceo classico Arnaldo, ne compirà diciotto. Per lui il 2007 si è concluso con una grande soddisfazione: la pubblicazione del suo primo romanzo da parte della casa editrice romana Imago-Nuove voci (il libro è prenotabile nelle librerie, www.ilfiloonline.it).
Stando alla modestia del protagonista tutto è successo un po’ per gioco e un po’ per caso: «Ho scritto per divertimento. Poi, quando un anno dopo, leggendo il quotidiano Avvenire, ho trovato l’annuncio di questa casa editrice che indiceva un concorso per scoprire autori emergenti, mi sono lasciato convincere a tentare. A giugno mi hanno contattato perché avevano scelto di pubblicare il libro».
Sarà stata anche fortuna, ma certo molto merito va all’abilità di Giuseppe, che per la sua opera prima ha scelto un tema difficile e ampio e, a parte qualche «lezione colta» che tradisce la giovane età, riesce a gestirlo con una competenza che non sempre si ritrova in autori più maturi. Dalle nebbie del medioevo e del nord, Giuseppe fa emergere la storia del re di Norvegia Herderward, strappato alla sua terra ancora in fasce per essere sottratto dalle mani dell’usurpatore, grondanti del sangue di suo padre. Dopo la scoperta della propria identità, Herderward intraprende il lungo e tormentato viaggio di ritorno che, dal nascondiglio spagnolo, lo porta all’Africa dei Mori per risalire poi l’Italia dei monasteri e la Germania di Ottone I. Fino all’inevitabile battaglia finale, per riconquistare il trono legittimo e ridare la libertà a un popolo.
«Inizialmente - racconta Giuseppe - pensavo ad un’impronta più fantasy. Poi ho capito che, spesso, la storia umana è più straordinaria di ogni fiaba e ho preferito mischiare personaggi e luoghi reali e fantastici». La Storia emerge nei nomi attendibili di Ottone I e II, del norvegese Erik il Rosso che scoprì la Groenlandia e di suo figlio Leif, che si spinse fino alle coste settentrionali del Canada. Mentre il campo di grano maledetto e il bosco di Ator dalle fantastiche visioni s’inseriscono con naturalezza nella storia dei libri di scuola, che parla di monachesimo e lotte di potere, in un periodo buio che fu però anche il padre delle identità culturali che avrebbero visto nascere l’Europa. A tenere tutto insieme c’è un profondo senso di religiosità: «Essa viene dal tentativo di immedesimarmi nella concezione dei tempi, ma anche dalla mia fede. Su tutto c’è l’idea di una Volontà Superiore che sembra aver già deciso tutto e limitare la libertà umana, nonostante l’affannarsi degli uomini spesso all’inseguimento di potere e denaro. Questo tema, del resto, è quello che mi piacerebbe approfondire in futuro».
E per futuro s’intende un seguito del romanzo, visto che per quello lavorativo Giuseppe ha già un’idea chiara (e strana per un ragazzo della Bassa): entrare nella Marina Italiana.
Scheda del libro: http://www.ilfiloonline.it/autori/2008/brognoli.asp
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