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MESSAGGIO DI MONS. LUCIANO MONARI
 
19 Luglio 2007 - Autore: Mons. Luciano Monari
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Al presbiterio della Chiesa bresciana
insieme con il vescovo Giulio e l’ausiliare Francesco.
A tutti i credenti in Cristo della Chiesa di Brescia.

Con gioia e riconoscenza ho accettato la nomina del Papa a vescovo della Chiesa bresciana. Ora prego il Signore che mi aiuti a vivere questa scelta come atto di amore. Amore a Lui, anzitutto, perché il servizio pastorale nasce sempre dall’amore concreto per Gesù. Con le parole di Pietro gli dico: “Signore, tu sai tutto; tu sai che, nonostante le mie debolezze, e forse ancor più proprio per queste, ti amo”. Mi doni il Signore di vivere il ministero pastorale in piena obbedienza a Lui: “Pasci i miei agnelli… le mie pecore.” So bene che la Chiesa bresciana appartiene al Signore; che Lui è il vero e unico pastore perché ha dato la vita per le sue pecore: di Lui desidero solo essere un piccolo segno trasparente poiché vengo non per realizzare un mio progetto, ma come mandato.
Nello stesso tempo chiedo al Signore che mi doni un autentico amore per ciascuno di voi, fratelli carissimi, presbiteri, diaconi, religiosi, laici tutti, un amore che sia pronto a servire senza recriminazioni e senza rimpianti. Ripeto con convinzione le parole di san Paolo ai Corinzi: “Noi non intendiamo fare da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, poiché nella fede voi siete già saldi.” (2Cor 1,24) Proprio così. Il Signore mi ha reso partecipe della sua gioia e mi manda per confermare in tutti voi, fratelli carissimi, la consolazione e la speranza che vengono dal suo amore.
Ne abbiamo un bisogno immenso. Nonostante le apparenze, infatti, fatichiamo anche solo a comprendere che cosa sia la gioia e dove la si possa davvero trovare. Inseguiamo chimere, sogniamo piaceri senza limiti, poi si troviamo ad aver bisogno di anestetici che tradiscono la nostra tristezza. Vorrei, fratelli carissimi, cercare insieme con voi la gioia che viene non dal possesso di molte cose, non dalla conquista di posti di prestigio, ma dalla costruzione di relazioni rispettose, amicali, fraterne secondo la logica del vangelo. Se Gesù ha ragione, infatti, la gioia non sta nel liberarsi da tutti i pesi, ma nel portare i pesi gli uni degli altri, nel vivere gli uni per gli altri.
Lascio una Chiesa alla quale sono immensamente affezionato: la chiesa piacentina-bobbiese mi ha accolto con grande disponibilità dodici anni fa e mi ha insegnato con pazienza a essere vescovo. Le sono grato e porto nel mio cuore una memoria incancellabile dei volti, delle persone, delle esperienze vissute. Vengo a una Chiesa per me nuova, che conosco però come Chiesa di grande tradizione cristiana, la chiesa di Paolo VI. Sono consapevole dei limiti che porto con me e vengo quindi con un po’ di timore. Ma vengo con grande libertà; non ho fatto nulla per avere questo servizio e posso quindi fare appello alla fedeltà del Signore; lui mi manda e sarà lui a guidarmi e a sostenermi. Mi affido alla vostra preghiera e alla vostra bontà. In particolare saluto con affetto mons. Sanguineti che in questi anni ha servito la diocesi con tutto il suo amore e la sua testimonianza di fede. Saluto mons. Beschi, vescovo ausiliare: dovrà proprio aiutarmi a conoscere la Chiesa bresciana. Saluto con rispetto grande il presbiterio, i diaconi, i religiosi e le religiose; so che l’efficacia del mio ministero dipende soprattutto da loro. Dio ci benedica e ci doni coraggio nel cammino non facile ma entusiasmante che abbiamo davanti.
La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi.

Piacenza, 19 luglio 2007.

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